La Riforma della Costituzione: nota di Enrico Borghi, Parlamentare del nostro Territorio

February 17, 2015

 

Enrico Borghi, nostro parlamentare alla Camera dei Deputati, ci ha mandato questo contributo che pubblichiamo volentieri

 

Cari amici, sono reduce da un "jet lag" che -complice la seduta fiume e quattro notti passate in piedi- mi ha impedito di farmi sentire prima. Come avete avuto senz'altro modo di vedere, alla Camera abbiamo votato tutti i 40 articoli della legge di riforma della seconda parte della Costituzione.

Si è trattato di un passaggio delicato, nel quale il merito del provvedimento è stato completamente subordinato al tatticismo dei partiti d'opposizione che hanno messo i loro posizionamenti davanti ai contenuti della riforma. Infatti, abbiamo sprecato ore e ore in aula a discutere di "metodo" e di "emendamenti " farlocchi delle minoranze, con rarissimi momenti di autentica e stimolante discussione di merito.

Forza Italia e il suo leader, Berlusconi, hanno puntato tutte le loro "fiches" sul fatto che il Pd non fosse capace di mantenere la propria compatezza interna, e quindi si appalesasse ciò che loro speravano, ovvero l'indispensabilità dei voti forzisti per il conseguimento delle riforme (per poi evidentemente alzare il prezzo...). Sel si è persa nel solito  riflesso condizionato dell'opposizione, finendo -senza accorgersene- per sedersi al medesimo tavolo della Lega Nord (la quale vuole stringere nuovamente con Fi soprattutto per consolidare il proprio candidato in Veneto, Zaia) e con Fratelli d'Italia. Quanto al Movimento 5 Stelle, la fuoriuscita di altri 9 deputati ne ha ulteriormente radicalizzato la natura di movimento integralista e contrario a prescindere, che ha perso per l'ennesima volta il treno di poter incidere nel concreto.

Risultato: siamo stati costretti a votare con la sola maggioranza la riforma. Molti ci hanno criticato, sostenendo che non avremmo dovuto farlo. Ma che messaggio avremmo mandato al Paese? Che bastano minoranze urlanti e incapaci di proposta per bloccare ogni cosa? E alla vigilia di appuntamenti delicatissimi (uno per tutti, le vicende della Libia) che immagine di maggioranza di governo avremmo dato, se ci fossimo fermati?

La posizione di Forza Italia, peraltro, è incredibile, visto che sono passati in tre giorni dall'atteggiarsi a padri costituenti a denunciare una supposta deriva autoritaria su un testo che loro avevano votato sia al Senato che in commissione e che NON è cambiato di una virgola.

Certo, l'amarezza di Berlusconi per non aver visto Giuliano Amato eletto al Quirinale è comprensibile (dal suo punto di vista, ovviamente...). Ma questo giustifica un dietro-front di questa natura, con lo sdoganamento di un Brunetta in versione "dobermann" ormai incontinente in toni e contenuti dei linguaggi? 

Se Berlusconi pensava che dietro al patto del Nazareno ci fossero inconfessati e inconfessabili accordi (tipo la grazia per le sue questioni, tanto per intendersi...) si è sbagliato. Così come si sbagliava chi ci accusava di esserci venduti l'anima al diavolo in questo processo di riforma.

L'uno-due Quirinale-riforma della Costituzione ha chiarito, spero definitivamente, il modo con cui il Pd sta nella partita.

Credo che Forza Italia pagherà a caro prezzo l'essersi sfilata dal "patto costituente",e  presto al suo interno non mancheranno le voci di chi metterà sotto rilievo questa strategia sincopata di passare dal Nazzareno alle braccia di Salvini in una settimana.

In ogni caso, torniamo al merito della riforma.

Vorrei spiegare perchè abbiamo deciso di procedere.

Innanzitutto la prima parte della Costituzione - quella sui principi fondamentali della Repubblica - rimane intatta e nessuno dell'attuale maggioranza ha intenzione di cambiarla. Delle altre parti, quelle che riguardano l'ordinamento ed il funzionamento dello Stato, si è iniziato a registrarne i limiti ed ipotizzarne il cambiamento già dagli anni ‘70 quando io frequentavo le scuole elementari.

Dopo un lungo dibattito -  iniziato dalla commissione Bozzi nel 1979/82 e continuato  per più di quarant’anni, con aggiustamenti parziali in corso d'opera - si è arrivati ai giorni nostri. Numerosi sono stati i tentativi di commissioni parlamentari, commissioni bicamerali, lavori di esperti costituzionalisti, altrettanto numerosi i convegni, gli approfondimenti, gli articoli di riviste e di giornali, le critiche e i dibattiti accademici e dei partiti. Oggi, con questa nuova proposta, finalmente, siamo arrivati alla prima lettura alla Camera dei Deputati, dopo quella già avvenuta al Senato. Successivamente, dopo i tre mesi previsti dall’articolo 138 della Costituzione, ritornerà per una seconda lettura alle Camere per l’approvazione definitiva.

Nel frattempo sarà visionata dal Capo dello Stato e da lui promulgata o rimandata alle Camere se non è d'accordo sulla sua validità. Dopo tutto ciò, comunque, ci sarà un referendum confermativo - che non ha bisogno di quorum - da parte del popolo Italiano.

Ditemi voi se questo vaglio democratico, dal punto di vista del metodo - dopo un dibattito durato per un lungo periodo - è tale o non lo è, e se ciò non basta cosa bisogna ancora fare per rispettare la democrazia in questo Paese?

Nel dibattito parlamentare sono stati tirati in ballo -a mio avviso strumentalmente- i Padri Costituenti, quasi che stessimo commettendo un postumo delitto di lesa maestà nei loro confronti varando la riforma.

Bene, a tale proposito vorrei ricordare due aspetti.

Il primo: stiamo seguendo alla lettera le procedure di riforma della Costituzione previste dall'articolo 138 della Carta, e quindi senza strappi nè rivoluzioni ma stando nel solco e  nella lettera dello spirito Costituente che come tale ha espressamente previsto le clausole per un adeguamento della nostra Carta fondamentale. E al Quirinale abbiamo eletto un galantuomo come Sergio Mattarella che saprà essere garante democratico di tutto questo processo.

Il secondo: nei giorni scorsi, un amico mi ha ricordato di aver partecipato nel 1966 ad un dibattito a Villadossola a cui partecipavano Carlo Donat Cattin e Umberto Terracini, e in quella occasione Terracini (presidente dell'Assemblea Costituente del 1946 e co-firmatario con De Gasperi e De Nicola della Costituzione, sostenne l'esigenza di una riforma della Carta. Siamo noi gli eretici, oppure è qualcun'altro fuori fase?

Ora per dare un giudizio di merito, riporto sinteticamente i contenuti della riforma che ci apprestiamo ad approvare alla Camera:

 

SENATO:

  • Composto da 100 membri, senza indennità, 95 membri saranno rappresentativi delle istituzioni territoriali e 5 di nomina presidenziale;

  • Membri scelti fra i consiglieri regionali e delle Province di Trento e Bolzano;

  • Ogni Regione elegge un senatore tra i sindaci del suo territorio;

  • Ogni Regione avrà almeno due senatori;

  • Ricordo che Francia, Germania, Austria, Inghilterra NON hanno la seconda camera eletta direttamente, ma ce l'hanno di secondo grado come pensato dalla nostra riforma, mentre la Spagna ha un sistema misto. Sono tutti paesi a democrazia limitata come sostengono i fautori dell'elezione diretta del Senato?

FINE DEL BICAMERALISMO PERFETTO:

  • La funzione legislativa, salvo alcune materie, diventa prerogativa della sola Camera dei Deputati;

  • Sulla legge di bilancio l’ultima parola spetta alla Camera;

  • Il Senato parteciperà alla formazione degli atti dell’Unione Europea;

  • Riformato l'articolo 117 della Costituzione, mettendo fine alla competenza concorrente tra Stato e Regioni che tanta confusione ha creato

REFERENDUM:

  • Introdotti referendum propositivi e d’indirizzo;

  • Il quorum per la validità fissato al 50% più uno degli elettori;

  • A 800 mila firme il quorum scende al 50% più uno dei votanti delle ultime elezioni politiche;

  • 150.000 le firme necessarie per presentare una legge di iniziativa popolare che il Parlamento dovrà esaminare in tempi certi;

ABOLIZIONE DELLE PROVINCE:

  • Le Province scompaiono dalla Costituzione; le Regioni potranno disciplinare gli enti di area vasta, anche tenuto conto delle aree montane

  • Comune e Regione sono gli unici livelli locali costitutivi della Repubblica, insieme alle Città Metropolitane e allo Stato

  • Commissariamento di Regioni ed enti locali in caso di grave dissesto finanziario;

TAGLI E RISPARMI, SOPPRESSIONE DEL  C.N.E.L.:

  • Tetto agli stipendi di Presidente e consiglieri regionali che non dovranno mai superare quello del Sindaco della città capoluogo;

  • Abolizione di “rimborsi e trasferimenti monetari” pubblici ai gruppi politici;

  • Abolito il CNEL, Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro, che in 50 anni non ha prodotto nulla di politicamente qualificante

 

A questo punto ditemi, in coscienza, se questa riforma deve essere approvata o no! 

 

Sono convinto che dobbiamo approvarla il più presto possibile per il bene del Paese, per il buon funzionamento dello Stato e l'efficienza delle Istituzioni Democratiche Italiane. Coloro che si oppongono e vogliono ritardare questo cambiamento, o sono i soliti conservatori, oppure gli sfascia carrozze del tanto peggio tanto meglio.

 

Un caso saluto a tutti,

 

Enrico Borghi

 

 

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