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Europa al Bivio: resoconto dell'incontro pubblico con Mercedes Bresso

May 27, 2015

 

Venerdì 22 maggio è si è svolto il terzo incontro organizzato dal PD Omegna Cusio in cui il dibattito è stato aperto sui destini dell’Europa “in bilico tra protagonismo internazionale e subalternità” in compagnia di una grande personalità, Mercedes Bresso, ora Parlamentare Europeo e nota a tutti come ex Presidente della Regione Piemonte.

 

Il tema del giorno è uno dei più ostici e scivolosi in quanto parlare del ruolo che svolge o dovrebbe svolgere l’Europa sullo scacchiere internazionale non è cosa di poco conto, fortunatamente in Mercedes abbiamo potuto trovare una persona che per storia personale nell’Europa ci crede davvero ed è nel punto d’osservazione migliore per poter fornire, oltre a delle valutazioni precise, anche notizie di prima mano, non filtrate dai media che spesso non aiutano, con il loro operato, a diradare la confusione e fare chiarezza.

 

Le tensioni che scuotono il vecchio continente, dal braccio di ferro Russia-Ucraina, alle tematiche della polveriera Mediorientale e del nord Africa su cui si staglia sempre più minaccioso lo spettro del terrorismo organizzato e moderno dell’ISIS, fino alla grande questione dell’immigrazione e dell’accoglienza la “carne al fuoco” è stata davvero tanta, la discussione aperta e il contributo del pubblico anche giustamente critico ha permesso di animare la serata al meglio cogliendo poi l’obiettivo primario di suscitare un vero confronto franco e positivo.

 

Mercedes Bresso ha illustrato il quadro d’insieme in cui si sta muovendo l’Unione Europea sottolineando che al momento le grandi problematiche che abbiamo di fronte si potranno affrontare al meglio solo se l’Europa sarà capace di dotarsi definitivamente di una politica estera, di difesa e di sicurezza veramente comune nei fatti e non solo nelle intenzioni.

In questo senso la strada è ancora lunga, non solo perché un tema come il terrorismo internazionale è sia un problema di politica estera che di sicurezza, ma anche perché oggi in Europa abbiamo ventotto, non uno, piccoli eserciti la cui reale capacità di mobilitazione in tempi strettissimi non supera il 4-5% degli effettivi.

 

Non possiamo poi tralasciare il fatto che il quadro diplomatico con cui l’UE si presenta al mondo è ancora troppo caotico e frastagliato, basta pensare che ogni stato membro, almeno da quelli di rilevanza medio piccola a salire, ha una sua ambasciata in ogni parte del mondo, anche in piccoli e piccolissimi stati in cui l’utilità di un dispendio economico del genere risulta essere più che dubbia, oltre ovviamente ad avere tutti un' ambasciata in ognuno degli altri ventisette paesi che compongono l’Unione, il che a volte fa seriamente sorgere più di un dubbio sulla reale volontà di tutti i paesi membri di sentirsi parte di un’unica “casa”.

 

Ciononostante uno strumento importante per incominciare ad invertire la tendenza c’è già ed è quello della Collaborazione Strutturata che il Parlamento Europeo non manca mai di sottolineare sia alla Commissione Europea sia ai singoli Stati.

In breve la Cooperazione Strutturata è stata introdotta nel trattato di Lisbona del 13 dicembre 2007 (articolo 42 paragrafo 6 del trattato sulla Unione europea o TUE) e prevede che alcuni stati membri possano rafforzare la loro reciproca collaborazione nel settore militare collaborando principalmente sul settore strategico della ricerca militare e partecipando in maniera intensiva a forze multinazionali.

 

Molta rilevanza, una forte presa di coscienza e quindi un grande impulso a rafforzare l’Unione da parte degli Stati membri è poi stato riscontrato a seguito di diversi avvenimenti traumatici susseguitesi in un breve lasso di tempo, a partire dall'attacco terroristico in Francia che ha falcidiato la redazione del giornale francese Charlie Hebdo fino alle innumerevoli tragedie che hanno trasformato il Mare Mediterraneo in una gigantesca tomba d’acqua.

 

In questo senso l’operazione tutta italiana “Mare Nostrum”  è stata ritenuta degna di nota da tutti gli altri stati e ha contribuito fortemente ad un accrescimento della reputazione del nostro paese.

 

Su queste basi è partita, inizialmente troppo in sordina e troppa prudenza, l’operazione “Triton”, ma che ora, grazie alla costante azione di pressione esercitata dal Parlamento Europeo sulla Commissione, sta diventando una missione che impegna gli Stati ad adottare una azione anche umanitaria (e non solo di controllo/pattugliamento come inizialmente è stata Triton ndr) con lo scopo ulteriore di impedire la partenza delle “barche della disperazione” e intervenire nei paesi di partenza aiutandoli a gestire un flusso immane di persone di cui spesso non si conosce né l’identità né la storia fino al loro arrivo in Europa.

 

A questo ragionamento si aggiunge la “questione delle quote” di richiedenti asilo che ogni Stato membro dovrà assorbire, è un ulteriore dimostrazione della volontà dell’UE di sostanziare in modo concreto l’impegno degli stati membri.

 

 

Infine risulta difficile accettare le teorie dei nuovi antieuropeisti contrari all’immigrazione, in primo luogo perché processi migratori di portata internazionale non sono in alcun modo arrestabili, la storia delle migrazioni dell’uomo questo concetto ce lo spiega bene, in secundis perché si stima che l’Europa avrà a breve un “buco generazionale”  di quattordici milioni di lavoratori a causa del repentino processo d’invecchiamento della popolazione dovuto ad un ormai cronico problema di natalità.

 

Sulle tensioni tra Ucraina e Russia la nostra deputata europea si è dimostrata molto diplomatica sostenendo che da una parte ogni popolo ha diritto all’autodeterminazione e dall’altra che la Russia è un alleato ed un “vicino di casa” importante per l’Europa, per mille ragioni strategiche non se ne può fare a meno e si conta di risolvere la questione che sta sconvolgendo da mesi la frontiera ad est dell’Europa attraverso un attento e febbrile lavoro diplomatico.

 

In conclusione, di fronte alla domanda:

“l’Europa tra protagonismo internazionale e subalternità, dove stiamo andando? Mi spiego meglio:

da Mare Nostrum a Triton e oltre, cosa manca al vecchio continente per capire che un “federalismo imperfetto dei diritti umani” in cui ognuno tenta di costruirsi una soluzione su misura per sè tradisce infondo lo spirito d’aggregazione Europeo, tradisce il senso morale di quella Europa che tutti consideriamo da sempre la culla dei diritti umani? Quale Europa vogliamo lasciare in eredità a chi verrà dopo di noi?”

 

Mercedes ha replicato senza esitare:

“L’Europa ha in se stessa l’unico orizzonte futuro possibile, deve capire che se non resta unita e compatta adesso, nell’affrontare le diverse situazioni di crisi, non esisterà più nella storia futura del mondo”

 

Ci auguriamo dunque che l’Europa che sogniamo, in bilico tra il desiderio di essere protagonista ed il rischio di essere relegata a forza marginale, subalterna a scelte di grandi potenze come USA, Russia e Cina che, a differenza nostra, non temono di comportarsi come tali, trovi la forza per compiere il definitivo cambio di passo verso quel grande soggetto federale che noi tutti ci auspichiamo di veder nascere.

 

 

 

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