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Referendum Lombardia: il “Risiko dei territori” non ci convince.

 

 

Non è cambiando “mamma” (Regione) che si diventa grandi: per diventare grandi si deve crescere.

In questi ultimi mesi, come è noto a tutti, è stata attivata una raccolta firme che propone un Referendum Provinciale per il passaggio del VCO in Lombardia.

 

Abbiamo cercato di comprendere i motivi per i quali, secondo i promotori, sarebbe auspicabile il passaggio della nostra Provincia alla Regione limitrofe e non abbiamo trovato niente che potesse convincerci.

 

Al di là di qualche boutade da cabaret (come la strumentalizzazione di una battuta di Renzi durante il suo passaggio a Vogogna) e di generiche considerazioni a riferimenti culturali e storici nonché della retorica della “consultazione del popolo” come atto dovuto, gli unici motivi che abbiamo sentito sono stati di carattere economico, legati principalmente al Bilancio della Provincia del VCO (a partire dai canoni idrici), Provincia che, come sappiamo, oggi vive forti squilibri in considerazione di una serie di eventi negativi concatenati (dall’Odissea che ha coinvolto tutte le Province, alla mala gestione del Bilancio della precedente Giunta di Centro Destra).

 

A nostra opinione è che dal punto di vista socio economico e culturale la nostra identità di Piemontesi “di confine con la Lombardia” non viene oggi in nessun modo negata, ne domani sarebbe in qualche modo rafforzata cambiando Regione: Milano sarà vicina e utile uguale e Torino lontana e utile uguale, anche se saremo Lombardi.

 

Tutti gli obiettivi di carattere economico legati al tema Provincia inoltre possono già da ora essere perseguiti comunque, anche senza la “sovrastruttura propagandistica” del Referendum Consultivo per il Passaggio in Lombardia.

 

Referendum, oltre tutto, potrebbe costare anche fino ad € 400.000,00=, somme che la Provincia non saprebbe dove trovare (quasi € 3,00 per ogni cittadino del VCO che se li mettessimo insieme ci spaliamo la neve Provinciale per un paio di inverni).

 

Pensiamo invece che la Provincia si possa riequilibrare con atti più utili e concreti: nel breve termine, sollecitando la Regione, ma anche lo Stato a suo supporto, alla nostra situazione d’emergenza di Bilancio (cosa che sta già avvenendo anche se il percorso non è certo definito) e nel medio termine promuovendo nella prossima imminente legislatura una legislazione specifica di riassesto globale del tema Provinciale, nel quale far valere, con sostanziali attribuzioni, il titolo che abbiamo acquisito di Provincia Montana, a cui dedicare più risorse attesa la sua tipologia.

 

Al contrario bisogna sottolineare come, in riferimento a questo possibile "trasloco", siano evidenti alcuni rischi.

 

Saremmo l’unica Provincia che abbia mai “tentato l’impresa” di cambiare Regione e quasi gli unici (diversi Comuni hanno provato) a farlo da una Regione NON a Statuto Speciale verso un'altra Regione NON a Statuto Speciale. Inoltre, di circa 50 tentativi in tal senso, solo uno è andato a buon fine anche perché l’iter del passaggio non si esaurisce con il Referendum, che è meramente consultivo, ma coinvolge con atti formali sia le due Regioni che lo Stato Nazionale.

 

Quindi dopo aver speso anche fino ad € 400.000,00 per il Referendum, dovessero anche vincere i SI, non sapremmo quando, ne saremmo certi del passaggio. E da qui a là possono cambiare molte cose: dal già accennato riassetto generale del tema Provinciale, che potrebbe risolvere già per altra via i temi di interesse, alla definizione delle trattative fra Lombardia e Stato Italiano a seguito del Referendum Lombardo che richiede più autonomia.

 

Insomma la spesa per il Referendum rischia di essere il costoso biglietto di un treno che va a passo d’uomo, verso una destinazione che è un altro posto.

 

Analizzando poi alcuni dati di popolazione e PIL è indubitabile inoltre che, se già solo il passare dall’essere il 3,63% della popolazione e il 2,92% del PIL della propria Regione, rispettivamente, all’essere 1,57% e al 1,14% nel nuovo contesto, è di per se una variazione preoccupante quello che ci “ammazzerebbe” in Lombardia sarebbe la nostra sostanziale ininfluenza a livello di comparti, un livello su cui sempre di più si muovono oggi molte logiche, dai rifiuti alla sanità, dal turismo alla viabilità.

 

Se in Piemonte potremmo in queste logiche essere parte di un Quadrilatero (Novara Biella Vercelli VCO) dove incidiamo per 1/5 scarso fra 4 soggetti, in Lombardia noi saremmo 1/5 della sola vicina Varese e se ci mettiamo dentro la vicina Milano andiamo sotto il 5% di incidenza.

Nel comparto turistico potremmo trovarci faccia a faccia e perdenti con terre di turismo lacuale decisamente più avanti delle nostre e anche la nostra quasi unicità da Piemontesi del rapporto con la Svizzera, in Lombardia verrebbe a cadere.

 

Il sospetto forte è che non conteremmo proprio più niente: VB sarebbe più la targa di Varese “B” che di Verbania); oltretutto con buona probabilità saremmo territorialmente isolati “oltrelago” dalla nostra nuova Regione, visto che a quanto pare il passaggio in Lombardia non scalda in nessun modo i cuori dei vicini Novaresi.

 

Un altro fatto che non cambierebbe in Lombardia, anzi peggiorerebbe, è il problema della rappresentanza del nostro territorio nella Regione di appartenenza: quello che in Piemonte per il VCO è un forte rischio per il futuro (non essere rappresentati da nessuno in Regione), in Lombardia per la Provincia di Sondrio è una certezza già ora. Figuriamoci poi in Parlamento.

 

Come territorio nella nostra storia ci siamo più volte agitati per soluzioni che contenessero il “miracolo” dello sviluppo, compresa l’istituzione stessa della nostra Provincia, a volte senza concludere niente a volte restandone delusi. Questa proposta del VCO in Lombardia sembra essere nel filone di questo comportamento.

 

Ora all’appello cosa manca? Forse la proposta di andare nel Canton Ticino e di una Regione Insubrica Transnazionale, quando ci saremo stufati di essere Lombardi (qualora mai lo diventassimo) o quando avremo capito che anche questo da solo non è bastato a cambiare le cose. 

 

La nostra Provincia è, a pieno titolo e per dati oggettivi, una “Provincia Calimero” e non solo nel Piemonte: la minor popolazione del Piemonte e fra le minori (103 esima su 107) d’Italia, un dispendiosissimo territorio montano e un PIL pari a meno del 3% di quello della sua regione.Non illudiamoci che si possa migliorare la nostra condizione semplicemente con trovate ad effetto: andare in Lombardia non cambierà questa situazione, anzi saremo se possibile ancora più “Calimeri”.

 

Non è cambiando “mamma” Regione che si diventa grandi: per diventare grandi si deve crescere.

 

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