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Ripartire insieme dopo la sconfitta

March 26, 2018

 

 

Assemblea pubblica e confronto su come ripartire insieme dopo la sconfitta elettorale.

 

CAMPO BASE/ Partito Democratico Omegna/ Assemblea e Incontro Pubblico

Ripartire dopo la sconfitta

Relazione Conclusiva dell'Assemblea Pubblica

Omegna – Circolo Ferraris - 21 Marzo 2018 - ore 21.00 

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Premessa

Nell’assemblea pubblica di Mercoledì 21 Marzo del Circolo Partito Democratico di Omegna abbiamo iniziato il confronto da questi tre punti:

 

  1. dal nostro lavoro in Campagna Elettorale al quale abbiamo voluto riconoscere merito, perché è stato tanto e il lavoro va riconosciuto;

  2. dai nostri risultati Cittadini, che sono risultati leggermente migliori di quelli di altre zone, ma sostanzialmente in linea col trend nazionale; ci piace pensare che le sottili differenze siano anche in parte merito del nostro impegno;

  3. dalla riflessione fondamentale per la quale, al di là dei due punti precedenti, siamo di fronte indubitabilmente a una NOSTRA SCONFITTA.

     

Dove con questa affermazione abbiamo voluto sottolineare entrambe le parole che la compongono:

 

  • per ammettere una SCONFITTA, cosa che ci porta a dire che bisogna evidentemente trovare una strada almeno in parte diversa da quella percorsa finora, senza per forza buttare tutto, ma anche senza pensare che basti restare in attesa del “prossimo giro” o del “cadavere dell’avversario che passa sul fiume”;

  • per comprendere come questa sconfitta sia prima di tutto NOSTRA, in una responsabilità in solido di tutti: non una colpa solo di questa o quella corrente, solo di questo o quel leader, solo di chi è restato o solo di chi se ne è andato. E’ la sconfitta del Partito Democratico Italiano all’interno della sconfitta del Centro Sinistra Italiano, all’interno della sconfitta del Centro Sinistra Europeo della Terza Via.

 

Va fatto dunque almeno un tentativo di riflettere e ragionare su temi di massimo livello, ma con un linguaggio il più accessibile e nuovo possibile, anche in un contesto di base piccolo e provinciale come quello del nostro Circolo.

Una riflessione e un ragionamento che, percorrendo uno spunto predisposto dal Segretario, hanno attivato Mercoledì un dibattito vivace che ha “corretto alla lavagna” la traccia proposta, trasformandola in una riflessione congiunta dell’Assemblea, che qui di seguito proponiamo.

 

Parte prima:

opposizione & percorso

 

Pensiamo che il Partito Democratico, dopo le elezione del 4 di Marzo, debba stare, per un sano e lungo periodo, all’opposizione e per molti buoni motivi.

 

Prima di tutto per rispetto di chi comunque ha scelto il Partito Democratico.

 

Ci sono oltre 7,5 Milioni persone (circa 2.200 nella nostra Città di Omegna e ci riferiamo al bacino più ampio che è quello dei votanti alla Camera dei Deputati per la coalizione di Centro Sinistra) che hanno votato Partito Democratico, i suoi candidati e i suoi alleati.

In un momento storico in cui sembra più facile per un cittadino "seguire l'onda" e lasciarsi andare alle sirene della demagogia e a modelli di società che declinano valori di negatività, divisione, paura, incompetenza, mancanza di prospettiva e di attenzione, conservazione e soluzioni false e facili, ci sono 7,5 Milioni di persone che invece hanno scelto di sostenere un'ipotesi di società aperta, coraggiosa, concreta. riformista, "vera", laboriosa, dotata di spirito critico e di moderazione, alla ricerca del giusto e attenta, che è poi quella proposta dal Partito Democratico, dai suoi candidati e dai suoi alleati.

E questo nonostante tutti i difetti e i limiti che possano avere il Partito Democratico, i suoi candidati e i suoi alleati (su cui si deve lavorare) e il brusio dei social che più o meno violentemente ha attaccato valori profondi di convivenza civile in cui chi ci ha votato e noi crediamo. A queste 7,5 Milioni di persone non va detto solo "GRAZIE", un ringraziamento che possono apprezzare fino ad un certo punto perché se hanno votato Partito Democratico, i suoi candidati e i suoi alleati, l'hanno fatto per se stessi e non per noi.

A queste 7,5 Milioni di persone va garantito il rispetto della volontà che hanno espresso e che saremo ancora qui a lavorare per sostenere e costruire quel tipo di società che noi abbiamo proposto loro e in cui tutti insieme crediamo: aperta, coraggiosa, concreta. riformista, "vera", laboriosa, dotata di spirito critico e di moderazione, alla ricerca del giusto e attenta.

 

In secondo luogo per destinazione politica data dal Paese intero.

 

Se è vero che le elezioni non hanno dato un’indicazione univoca su chi le ha vinte, è però vero invece che hanno dato un’indicazione univoca e certa su chi le ha perse, ovvero il Partito Democratico. E se chi le ha perse è il Partito che Governava prima diciamo che l’indicazione che questo Partito debba stare all’opposizione è assolutamente chiara.

Dunque una delle principali responsabilità di tutte le altre forze è anche quella di lasciare il Partito Democratico all’opposizione, come hanno chiesto gli Italiani.

 

In terzo luogo perché la visione di civiltà proposta dal Partito Democratico NON è compatibile, allo stato attuale, con quella delle altre due principali forze del Parlamento (Lega e M5S)

 

Modelli di società che declinano valori di negatività, divisione, paura, incompetenza, mancanza di prospettiva e di attenzione, conservazione e soluzioni false e facili non possono avere la complicità del Partito Democratico, pena uno “sdoganamento” fatale e forse definitivo.

Su questo non ci possono essere tentennamenti.

 

In quarto ed ultimo luogo perché il percorso di riattivazione di una forza politica, per essere vero, sano e rigenerante, non può non partire da un’opposizione fatta per davvero.

 

E questo a beneficio non solo del Partito Democratico, oggi la forza che si deve rigenerare, ma dell’intero sistema democratico che ha nella possibilità di scegliere fra proposte diverse che si alternano il vero e concreto elemento di qualificazione.

 

Opposizione & Irresponsabilità?

 

L’Assemblea Mercoledì si è espressa in netta contrarietà sul tema di una eventuale chiamata a collaborare ad un Governo per un generico senso di responsabilità che oggi sarebbe solo di facciata e non sufficientemente giustificato. Si è valutato questo un interrogativo prematuro e per il quale non vi sono le sufficienti precondizioni di analisi. In ogni caso l’Assemblea esprime l’opinione che  qualunque scelta futura in tal senso debba essere tassativamente sottoposta con un Referendum all’approvazione dei tesserati del Partito Democratico.

 

L’opposizione è dunque il punto da cui deve ripartire il percorso del Partito Democratico. E poi? E poi, già da ora, bisogna cercare di capire qualcosa di quello che è successo e trovare una strada giusta, la nostra.

 

Parte seconda: una possibile riflessione.

 

Pur consapevoli che il tema è estremamente ampio e alto si ritiene doveroso e utile che anche dalla base di un Circolo come il nostro si faccia una riflessione sui termini della proposta politica globale del Partito Democratico.

 

Lo riteniamo doveroso pur consapevoli di essere una goccia nel mare delle 6 mila assemblee in corso. Ma in fondo è di gocce che è fatto il mare. Lo riteniamo utile perché ci aiuta a riallacciare tutti alla missione più ampia del Partito Democratico a cui apparteniamo, cosa che favorisce e agevola l’indispensabile lavoro di squadra e motivazionale che abbiamo di fronte.

 

Viviamo non certo da oggi in tempi in cui la globalizzazione ha consolidato una sua presenta concreta e quotidiana nella vita di tutti. Da termine quasi solo teorico iniziale, a plastica realtà quotidiana, la Globalizzazione, che si manifesta in diversi modi, sembra oggi avvertita da moltissimi come una grande minaccia e solo da pochi come una possibile opportunità. Il fenomeno non è nuovo: la sua percezione è aumentata e si è radicalizzata.

 

Il piccolo negozio di una nostra città oggi, attraverso internet, ha come concorrente chiunque al mondo fra cui colossi come Amazon, i richiedenti asilo, prototipo sociologico dell’”altro che non conosci e di cui hai paura”, sono fisicamente presenti in ogni parte d’Italia e dunque diventano fenomeno tangibile e “sotto casa”, la ri localizzazione in altri luoghi del mondo della produzione e del lavoro è un fenomeno che, seppur a fasi alterne, si è consolidato come prassi abituale su alcune produzioni, le regole dell’Europa, dei mercati e della finanza internazionale incidono sugli spazi di manovra della politica soprattutto in un paese indebitato come il nostro. Ed è sempre dal mondo globale che è entrata nelle nostre vite “la crisi” che ha impoverito un po’ tutte le classi sociali.

 

Anche la nostra comunicazione sociale è globalizzata, essendo aumentata in modo esponenziale l’incidenza relazionale dei social media e di internet, creando una vera e propria “socialità aumentata” dove le regole non sono sempre quelle della nostra cultura, ma a volte sono quelle di multinazionali della comunicazione, improntate a un libertà che spesso non si ferma dove inizia la libertà altrui, costruendo aree del web che sono un vero far west socio culturale dove paure, odio, discriminazione, intolleranza, sottocultura seminano facile e raccolgono copiose, cambiano la società e cambiano noi stessi.

 

Siamo in grado di valutare l’effetto sociale di un diverso algoritmo su una piattaforma social? Non credo e questo ci preoccupa moltissimo, unitamente al fatto che probabilmente nemmeno chi controlla questi strumenti è in grado di dare risposte certe. Tutto ciò incide in modo sempre più importante e certamente non secondario sulla percezione dei problemi da parte delle persone, sulla nostra socialità, sulla nostra democrazia. Per valutare la portata del fenomeno social ecco alcuni numeri utili in termini di utenti attivi al mese in Italia aggiornati al 6.2.2018

 

FACEBOOK        30.0 Milioni 

YOUTUBE           24.0 Milioni 

INSTAGRAM      16.0 Milioni 

TWITTER               7.0 Milioni 

GOOGLE PLUS   6.0 Milioni 

PINTEREST          4.7 Milioni 

LINKEDIN             4.5 Milioni 

TUMBLR                2.5 Milioni

SNAPCHAT          2.0 Milioni 

 

E’ rispetto all’asse del percepito, influenzato anche da questi fenomeni, che sempre più Cittadini misurano le forze politiche e le loro soluzioni, e non certo sui concetti di destra e di sinistra, di fascismo e di antifascismo, di moderazione o di estremismo, termini che per molti cittadini non hanno più nessun senso e dietro ai quali non vedono più i valori che originariamente rappresentavano, ma l’incapacità di risolvere i problemi reali.

 

Le domande che vogliamo porci ora nel corso di questo ragionamento sono tre:

  1. la Globalizzazione e le sue declinazioni pratiche sono processi inevitabili oppure no? e alla fine, mischiando il mondo, si giungerà a un equilibrio più o meno sostenibile dalle nostre genti?

  2. come Partito Democratico dobbiamo chiederci CHI vogliamo rappresentare o invece QUALI VALORI e che MODELLO DI SOCIETA’ vogliamo rappresentare?

  3. quanto incide e quanto “ci remano contro” su alcuni fenomeni che noi giudichiamo negativi (odio, razzismo, populismo, anti cultura) il modello di socialità aumentata e globalizzata che viviamo oggi?

 

Sul primo quesito osserviamo come a nostro giudizio Lega e M5S, in modi diversi, suggeriscono ai cittadini, per lenire le loro paure, che la Globalizzazione sia un’opzione alla quale l’Italia può anche sottrarsi e quindi infischiarsene di tutta una serie di sue conseguenze, semplicemente respingendole. In quest’ottica il mercato globale si combatte con i dazi, la difficoltà economica con un assistenzialismo assoluto, “l’altro di cui hai paura” lo si rimanda semplicemente a casa, si tagliano le tasse in modo spettacolare a si ri-anticipano le pensioni come se il Bilancio dello Stato e i suoi parametri potessero essere manipolati a piacere senza conseguenze.

 

Noi pensiamo non sia così semplice.

 

Crediamo che il mondo, a causa dell’evoluzione tecnologica che riduce tutte le distanze, sia diventato oramai veramente “piccolo” e dunque che la fase di Globalizzazione sia inevitabile e irreversibile. Crediamo dunque che il compito di una forza di Governo in un Paese come il nostro sia quello non di negare e combattere un’inevitabile Globalizzazione, ma bensì:

  1. di condurla partecipandovi da protagonista e non da comprimaria, concorrendo a guidare questa fase e non subendola; tutto ciò però comporta “giocarsi la partita” e non tirarsene demagogicamente fuori, isolarsi e lasciarsi così condurre dagli altri;

  2. di preservare il nostro valore ovvero di “portare in salvo” lungo questo percorso la nostra identità e la nostra socialità evitando omologazione, appiattimento, perdita di significati;

  3. di fare tutto ciò proteggendo tutti, quindi caricando il peso del cambiamento su chi meglio può sopportarlo, ovvero su chi ha qualcosa in più di altri e non sui più fragili, che altrimenti sono e saranno vittime designate della Storia. Quest’ultimo punto è particolarmente difficile perché le “nostre” persone fragili andranno a confrontarsi in questi scenari con quelle di tutto il mondo, che sono molte di più e ancor più fragili.

 

Questo descritto è un processo complesso e storico che necessita da parte di tutta la nostra società di una serie di valori e di convincimenti positivi ad alimentarlo: capacità di credere in una società aperta, coraggiosa, concreta, riformista, "vera", laboriosa, dotata di spirito critico e di moderazione, alla ricerca del giusto e attenta. E se ad alimentare i motori di questo processo sono questi valori che abbiamo appena citato, certamente la nostra attuale socialità aumentata non è idonea a coltivarli e diffonderli, anzi direi il contrario, e dunque va corretta.

 

Le considerazioni fin qui esposte (che rispondono alla prima e alla terza domanda), sotto intendono una risposta anche alla seconda: non dobbiamo rappresentare una porzione di società, ma ambire a costruire un processo che, in modi diversi, accolga e risolva a suo modo ogni sensibilità, un’Arca in cui c’è posto per tutti, nel Diluvio della Globalizzazione.

 

Lega e M5S hanno gridato al nubifragio e gettato ai Cittadini Italiani scialuppe consolatorie (dal reddito di cittadinanza, alla Flat Tax, dalle soluzioni populiste sui migranti, all’abolizione della Legge Fornero) soluzioni fragili di paura e destinate ad affondare nella loro impraticabilità, mentre noi tentavamo, certamente facendo degli errori a cui dobbiamo rimediare, di costruire invece quell’Arca che serve in quest’ora della Storia.

 

Fra gli strumenti che abbiamo pensato fossero necessari vi sono stati e vi dovranno essere ancora alcuni “attrezzi” che erano e che sono da maneggiare con cura, come:

  1. l’ineluttabilità di riforme di modernizzazione (perché i cambiamenti si affrontano cambiando e non facendolo si possono solo subire),

  2. la necessità di maggiore flessibilità economica e sociale (perché nel mondo moderno la resilienza è una caratteristica vitale)

  3. l’urgenza dell’efficacia e della velocità che possono nascere da una vocazione maggioritaria (perché basta poco per restare indietro in una società globale così veloce).

Pensiamo che il nostro lavoro sia stato l’esecuzione non sufficiente di un progetto solo in parte corretto.

Il nostro messaggio è arrivato distorto a molte persone e gli strumenti usati sono stati diversamente interpretati ad esempio come “allegro cedimento” ad una Globalizzazione che invece ci impoverisce, come desiderio di autoritarismo, come modernismo “d’elite”.

 

Dopo anni di sfiducia la narrazione ottimista del PD del 2014 aveva premiato all’inizio quasi su tutto, per poi cedere in alcuni ambiti sociali di fronte al fatto che “per loro le cose peggioravano e non miglioravano”. In antitesi alcuni di noi (o che erano dei nostri e ora non lo sono più) hanno usato termini che a molti non dicono più niente (destra, sinistra, estremista, moderato, fascista, antifascista) e in ultima analisi queste due anime si sono (e continuano) a scontrarsi evidenziando una litigiosità interpretata facilmente dai cittadini come “guerra di casta”.

 

Parliamoci chiaro, anche sul peraltro sano concetto dell’esigenza di una fattiva maggiore democrazia interna, la maggior parte della popolazione “non ci segue” e ci interpreta semplicemente come arrivisti in gara fra di loro: di queste cose dovremmo parlare solo al nostro interno e più in generale con più serenità, cercando argomenti di metodo e non di leadership. E queste modalità di percezione e fraintendimento sono avvenute anche a causa delle deformazioni della nostra socialità aumentata di cui si accennava prima.

 

Penso che il messaggio e la strategia corretti su cui tutti i Democratici possano ritrovarsi e parlare una sola lingua sia quello che nasce dalla metafora dell’Arca prima proposta: la Globalizzazione è un processo irreversibile della società mondiale sul quale non ci si deve dividere nel giudicarlo, ma ci si deve unire nell’affrontarlo, con serietà e lungimiranza. E’ un luogo di difficoltà e opportunità allo stesso tempo in cui come Paese proporsi con le nostre capacità migliori anche per difendere e proteggere chi è più in difficoltà:

  1. con strumenti e attrezzi (riforme, flessibilità economica e sociale e vocazione maggioritaria) che devono avere evidenti e chiari fenomeni compensativi diretti;

  2. con un linguaggio che abbandoni termini non più compresi;

  3. e imbrigliando le negatività della nostra socialità aumentata dentro a regole chiare di civiltà.

 

Parte terza: cosa fare qui e ora (Omegna)

 

Una delle riflessioni fatte durante la serata è quella secondo la quale si è osservato come abbiano avuto successo a queste elezioni due partiti che, in generale e anche nello specifico del nostro Territorio, hanno modelli organizzativi molto diversi: la Lega che ha un radicamento territoriale in qualche modo simile al nostro (al di la dei numeri) e M5S che su molti territori, fra cui il nostro, non ha nessuna effettiva presenza, ma si basa maggiormente sul presidio del “luogo virtuale della rete” e sulla comunicazione nazionali.

 

Ritenendo che la ricetta vincente sia essere entrambe le cose, come Circolo di Omegna da subito ci mettiamo in cammino per quella che consideriamo la nostra parte, attivandoci e intensificando, per qualità e quantità, l’attività sul nostro territorio:

 

  • vogliamo attivare in Città di uno “Spazio Plurale” che possa ospitare quel concetto di Plurale Democratico che ci accompagna da qualche anno, un luogo prima di tutto a disposizione di tutti coloro che condividono i nostri valori, per “fare cose” che non c’entrano direttamente con la politica, ma di più con la vita e la socialità;

 

  • vogliamo ripartire a breve dalla Campagna Tesseramenti che è prima di tutto un modo di mettersi a disposizione;

 

  • vogliamo riallacciare rapporti più stretti anche coi Cittadini dei Comuni nel Circondario di Omegna;

 

 

 

 

 

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